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I sistemi che si occupano di soccorso quali il Numero Unico dell’Emergenza Sanitaria (Public Safety Answering Point di Primo Livello, PSAP I) e i servizi cosiddetti di secondo livello (Public Safety Answering Point di Secondo Livello, PSAP II) come le centrali, o le sale operative del 118 (queste ultime restano attive in alcune porzioni d’Italia mentre le cosiddette Sale Operative di Emergenza Sanitaria sono state implementate in genere in quelle regioni ove è presente il NUE), ovvero le centrali dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino (CNSAS) o di altri enti statali (Guardia di Finanza o Forze di Pubblica Sicurezza e, soprattutto in ambito di ricerche più complesse, anche personale specializzato della Croce Rossa Italiana), sono spesso chiamati a offrire risposte a richieste di intervento a favore di utenti che si trovano feriti, o in difficoltà, in ambito impervio.
Per ambito impervio, molto sinteticamente e superficialmente, si può intendere qualsiasi porzione del territorio che, per la sua conformazione orografica, o per l’assenza di specifiche infrastrutture, non può essere raggiunta mediante l’ordinario impiego di risorse di soccorso standard, quali ambulanze, automediche, o furgoni; a meno che non si disponga di mezzi speciali, a trazione integrale, piuttosto che motoveicoli o quad. Questi ultimi vettori permettono il raggiungimento del ferito da parte dei soccorritori specialisti, ma non sempre offrono la contestuale possibilità di evacuazione della vittima, perché non attrezzate anche per il trasporto della stessa, in quanto non dispongono di un vano sanitario, o di una barella. Molte aree impervie del territorio nazionale spesso non possono essere raggiunte in alcun modo, per quanto si impieghino mezzi speciali di terra, perché collocate in ambiti territoriali accessibili soltanto ai sistemi elicotteristici, quali i cosiddetti Helicopter Emergency Medical Service (HEMS) o Search and Rescue (SAR). In certe situazioni, infine, anche spazi territoriali di specifica pertinenza dei velivoli ad ala rotante non possono essere raggiunti, a causa di condizioni ambientali e meteorologiche limitanti, lasciando quindi ai soccorritori appiedati (o con gli sci) l’onere del raggiungimento della vittima, del suo trattamento e del suo impegnativo trasferimento verso un luogo idoneo al rendez-vous con altri veicoli di soccorso.
Al di là delle modalità di soccorso attuate sul campo, che si prestano perlopiù ad una trattazione di carattere logistico e operativo, il primo elemento che deve caratterizzare un sistema di soccorso svolto in ambito impervio (ovvero “remote”, in lingua anglosassone) richiede la capacità di localizzare la vittima. Quest’ultima non è sempre facilmente in grado di definire la propria posizione, non dispone magari di apparati tecnologici di localizzazione o, perché in condizioni di stress psico-fisico, ha molte difficoltà nel rendere chiaro il punto specifico nel quale si trovi e verso il quale far convergere i soccorsi.
Per le sale e le centrali operative degli organi deputati al soccorso diviene allora mandatorio impostare delle metodologie strutturate di raccolta informativa, attuata solitamente entro una decina di minuti, o poco più, ma fondamentali per circoscrivere il più possibile il punto reale di posizione dell’infortunato, riducendo per quanto possibile quel cerchio virtuale di posizione noto come Level of Confidence (LoC), o Probability of Area (PoA). Esistono oggigiorno supporti tecnologici all’avanguardia, che sicuramente offrono agli operatori una maggior consapevolezza situazionale, tanto che ci si può lecitamente chiedere quanto debba restare nei limiti dell’intelligenza umana. Tecnologia e sistemi di intelligenza artificiale sembrano infatti quasi sempre, almeno ad uno sguardo molto distratto, poterla sostituire. La risposta è molto complessa e per alcuni tratti anche filosofica. Di fatto, ogni sistema elettronico o tecnologico, richiede infrastrutture perfettamente operative e funzionanti, mentre l’essere umano deve ancora poter disporre della propria e insostituibile capacità critica e decisionale. Probabilmente sempre più negli anni a venire, sarà non tanto la pura tecnologia o l’intelligenza artificiale a svolgere questa tipologia di compiti, tanto importanti; quanto il più efficiente binomio tra capacità umane e possibilità tecnologiche. Dimenticare modalità descrittive di geolocalizzazione, a totale favore della tecnologia, sarebbe come navigare per mare affidandosi soltanto ai GPS e ai computer, senza essere più capaci di leggere una carta nautica, o di determinare il punto nave.
Non risulta ovviamente accettabile, soprattutto per i professionisti che operano nelle centrali e nelle sale operative dei sistemi di emergenza, seguire una siffatta linea operativa.
Non è quindi lecito, anche sotto il profilo prettamente pratico (oltre che etico), dismettere la propria “umanità”, con tutto il corteo di proprie abilità, a favore della pura tecnologia.
Così come non può essere misconosciuto il ruolo importante che riveste l’esperienza e la conoscenza del territorio, tipica ad esempio del personale volontario e tecnico del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico.
Si deve infine ribadire quanto la tecnologia sia strettamente legata al contesto e alle possibilità in questo esplicitabili. Attualmente la stragrande maggioranza delle richieste di soccorso avviene impiegando un comune smar-tphone, per quanto evoluto e all’avanguardia: riduzione delle possibilità di trasferimento di informazioni via web, tra smartphone e sale/centrali operative in contesti territoriali remoti, limitazione di copertura di telefonia in alcuni contesti, difficoltà di allineamento dell’antenna satellitare del dispositivo in alcuni territori (o non funzionamento della stessa a causa di carenti livelli di batteria, o di mancata copertura/interferenze da parte delle costellazioni satellitari, o di mancata accensione della stessa da parte dell’utente) possono inficiare anche in maniera importante le possibilità di localizzare il chiamante secondo dettami prettamente tecnologici. La rapidità è di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, il fattore determinante che rende possibile l’attivazione dei soccorsi, la riduzione del rischio evolutivo, la messa in sicurezza dell’infortunato, la cura, l’assistenza e il trasferimento verso una struttura ospedaliera adeguata. Ma l’estrema rapidità (che resta pur sempre un obiettivo mandatorio), o anzi in certi casi l’immediatezza tecnologica, non può sacrificarsi nei confronti della precisione, della sicurezza e della certezza pratica.
Diventa quindi necessario poter sviluppare una metodologia integrata, che sia in parte tecnologica, in parte ancora una volta “recitativa”, “qualitativa e semi-qualitativa” e “descrittiva”, ma che si fondi su strumenti semplici, standardizzabili e soprattutto dedotti dall’analisi di innumerevoli casi collezionati in anni e anni di pratica sul campo. Il binomio tecnologia fattore umano deve restare ancora un elemento di forza per tutti i sistemi di soccorso. Letteratura scientifica da un lato, esperienza e parere degli esperti dall’altro, se adeguatamente integrati, possono offrire una soluzione alle tante difficoltà di geolocalizzazione, impiegando metodologie strutturate e apposite action card.
Il compito di ricerca non sarà mai facile, ma l’applicazione di uno strumento scientifico e condotto con rigorosità metodologica, avrà la possibilità di ridurre gli errori, migliorare il livello di confidenza di ricerca e garantire uno standard qualitativo elevato.
In questo libro ci si propone pertanto di offrire alcuni spunti di riflessione dapprima generali, poi sempre più specifici, in merito ad un settore del soccorso extra-ospedaliero ancora molto discusso e ampio, avvalendoci e proponendo sia l’impiego delle nuove tecnologie offerte dalla ricerca, sia delle capacità dialogiche e dialettiche degli operatori che, guidati da procedure formalizzate, sapranno offrire quell’indispensabile quid alle attività di ricerca e di geolocalizzazione dell’utente in difficoltà.
Per meglio contestualizzare gli aspetti pratici di questa particolare attività, si è deciso di offrire a corollario anche tutta una serie di informazioni, che si ritiene debbano essere bagaglio conoscitivo degli operatori stessi. Non sarà possibile, infatti, all’interno delle proprie centrali operative, collocate a chilometri di distanza dal chiamante e di fronte a interfacce informatiche, gestire in maniera adeguata l’utente, se non si dispongono di conoscenze relative agli aspetti più prettamente ambientali, paesaggistici, ai rischi intrinseci di un contesto “remote” e a molte altre tematiche connesse, più o meno direttamente, con la geolocalizzazione in ambiente complesso. In questo testo si desiderano quindi offrire spunti culturali e conoscitivi rispetto alle tante “branche del sapere” che per forza di cose devono circuitare attorno a questa delicatissima attività.
Non sempre gli operatori delle centrali e delle sale operative dispongono dell’adeguato background conoscitivo (e tantomeno esperienziale) tipico di chi è avvezzo, anche per professione, alla frequentazione di un ambiente impervio; così come è vero che tanti professionisti del settore più prettamente operativo, benché altamente qualificati ed esperti di “outdoor” (si pensi al personale dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Alpino Nazionale, del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza etc.), misconoscono molto spesso il delicato lavoro che, operato nel contesto più protetto delle sale operative, è anch’esso assolutamente indispensabile alla buona riuscita dell’intervento. Entrambi i macro-gruppi professionali, lo si afferma in virtù di una decennale esperienza diretta (oltre che supportati dall’adeguata letteratura), abbisognano ciascuno per relativa competenza, delle più correte informazioni, di adeguata formazione e della consapevolezza di un ruolo che deve essere distribuito tra i vari “attori”. Perché tutti concorrono indissolubilmente alla buona riuscita di una missione di soccorso. E cioè, in ultima analisi, a salvare vite umane.
Scheda tecnica